ZAMEL: la lettura di Maury Dattilo – Vitafilm Produzioni

Spesso ho bisogno di far sedimentare i pensieri, il deposito che lasciano lo faccio maturare come l’aceto quando si separa dalla ‘madre’, grumosa e scura. Spesso la lettura di un libro non è che un anticipo, un’introduzione al ‘tra le righe’ che per me è il libro vero.
Ho avuto inizialmente un forte senso di repulsione verso la storia raccontata in ZAMEL, il processo, il dolore. Quel dividere, separare, quelle fasi, quelle riduzioni lessicali. Quella privacy violata e data in pasto alle belve. Più leggevo e più mi incavolavo ma non potevo smettere.
Ad un certo punto è arrivato un caro edo diverso, un’ammissione d’amore, direi una resa dei conti semplice e chiara. Banale come ogni lettera d’amore. Proprio lì e non altrove mi sono sentito un ipocrita. Proprio lì e non altrove ho capito che quello che rifiutavo era quello che mi piaceva. In quel breve spazio c’è un mondo immenso, una storia bellissima e sfumata fino alla poesia. Mi sono sentito Aldo e Nabil e Aldo ed Edo. Così lontani, così vicini e familiari. Mi sono sentito finalmente bene.
Racconto le mie sensazioni: il mio aceto. Zamel mi è piaciuto perché ha lasciato tracce visibili dentro di me, mi ha risucchiato senza adescamento. Per questo l’ho apprezzato e, come tutte le storie sincere, mi ha lasciato con un amaro in bocca: che cosa succede quando si ha paura di amare ciò che si ha e si ama ciò che probabilmente non si avrà mai o mai più?
Il particolare minuto del quotidiano di due ‘vittime’ contemporanee in una ‘scena’ ancora più ampia. Attraverso il buco della serratura delle lettere ho visto andare, venire e ritornare le emozioni più nascoste e inconfessabili di queste vittime/carnefici. Carnefici perché - come ognuno di noi - schiacciano e uccidono ciò che amano. Vittime, perché ogni carnefice è vittima di se stesso alla fine.
Insomma Zamel, non è solo un documento da leggere, è una finestra nascosta che si affaccia sull’immenso panorama delle relazioni umane, sulla capacità di amare se stessi e gli altri, sul conflitto tra convenzioni sociali e libertà personale. Tutto filtrato da due grandi occhi diametralmente opposti: il nostro, quello umano, che vede anche quello che non vuole vedere, e quello ‘televisivo’ (quello dei curiosi pettegoli), che cerca di vedere quello che non vedrà mai poiché appartiene all’umano.
L’universo scottante di ZAMEL è popolato da una umanità sigillata, arrancante, qualche volta marginale, qualche volta centrale, spesso difettosa, e sempre ipnotizzata dal futuro. Il piano inclinato di Aldo e Nabil, dei loro tentativi vincenti e poi falliti, delle loro ambizioni ‘sbagliate’, tratteggia con precisione disarmante, e diabolicamente rassicurante, il paradigma della nostra vita.

Maury Dattilo
VITAFilm Produzioni