Franco Buffoni, Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l'omosessualità, Luca Sossella editore, 2006


Nella poesia italiana degli ultimi decenni il Tempo, come entità assoluta o scansione del processo percettivo, è spesso elemento centrale. Meno praticato è il rapporto con la Storia. Franco Buffoni rappresenta una meritoria eccezione: in “Più luce, padre” gli eventi storici sono percorso collettivo e autobiografico fondamentale. Lo spunto di partenza è lo stesso della raccolta “Guerra”: un diario scritto dal padre in stenografia su cartine di tabacco in campo di concentramento. Quel materiale ha consentito qui una ulteriore articolata riflessione. Interlocutore del dialogo è Piero, nipote dell'autore, non nel ruolo di ascoltatore passivo o di spalla, ma personaggio appartenente allo stesso gruppo di famiglia, studente marxista no global. Il dialogo è anche trattato e romanzo, consente la riflessione autobiografica e la critica letteraria, alternandosi a scambi epistolari, approfondendo le tematiche di “Guerra”, citandone singoli testi. Ampio spazio viene dedicato al ricordo del padre, autoritario, cattolico pacelliano, con il suo marcato senso dell'onore e l'ostilità verso l'omosessualità del figlio. Ma la storia famigliare non è universo chiuso, è la spinta per ripensare alla formazione paterna alla luce degli eventi storici: le riflessioni di Buffoni si estendono dal fascismo alla seconda guerra Mondiale, alla Repubblica di Salò, e alla lotta partigiana, mentre il padre si trova nel campo di concentramento, fino al dopoguerra, all'attualità. Fondamentale è la distinzione tra stato etico e di diritto, e la predilezione del'autore per il pensiero di taglio empirico-teoretico di area britannica, da Bacone e Locke fino a Mill e Moore, e per lo sviluppo di una spiritualità più ampia, “atea”. E' in questo contesto storico filosofico che si esprime ed emerge l'esperienza autobiografica dell'autore, e viene interpretato il rapporto tra omosessualità e chiesa cattolica, società, coscienze individuali, come esempio e auspicio significativo di libertà senza repressione né necessità di coming out o etichette. Non mancano riferimenti a Maestri della letteratura come Manzoni o Leopardi, o contemporanei, fino a Montale e Saba, o Sereni e Raboni, considerati alla luce del loro rapporto con il regime fascista o per per le loro posizioni di critica letteraria. Alla visione di Buffoni, liberale, affermativa dello stato di diritto, si affianca e contrappone in chiusura di libro la posizione di Piero, che da un punto di vista marxista e antagonista riafferma la necessaria radicalizzazione dell'opposizione al sistema. In questo affresco la formula “Più luce, padre”, originariamente pronunciata sul letto di morte da Goethe, riceve una doppia valenza, aperta alla successiva riflessione: esigenza di maggiore “ragionevolezza” per lo zio, e necessità di antagonismo senza illusioni per il nipote.
Luigi Cannillo
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