Motivazione di Andrea Cortellessa

Franco Buffoni, Noi e loro, Roma, Donzelli, 2008 Motivazione del premio Maria Marino 2009 Con Noi e loro prosegue una metamorfosi, quella poetica di Franco Buffoni, che già il precedente Guerra (Mondadori 2005) aveva annunciato con decisione. A tagliarla con l’accetta potremmo dire: da poeta “puro”, cosa leggera e vagante – a intellettuale impegnato, manifestante e intransigente. Ma naturalmente i passaggi di stato, in poesia, non sono mai in realtà così netti e definiti. E se è vero che anche nel “primo” Buffoni (la produzione che è lecito riassumere in Suora carmelitana, Guanda 1997) bisognerà rileggere certi episodi che della “svolta” attuale costituiscono le premesse e i fondamenti, è anche vero che il Buffoni di oggi – che ha dedicato a questioni di diritto e cittadinanza un intero, inclassificabile testo come Più luce, padre – scava ancora, nelle pieghe di una polemica a tratti assai esposta, “zone liriche” di totale abbandono sentimentale e stupefazione erotica. Si può anzi dire che l’erotismo di questa poesia si sia fatto col tempo più crudamente visibile e definito, più ritagliato e sagomato (un titolo di Buffoni che a posteriori appare a questo punto tutto un programma è Il profilo del Rosa, del 2000): e che ciò si sia reso possibile, per un temperamento “gentile” come resta quello del nostro poeta, proprio perché l’esperienza dell’incontro erotico ha preso un’altra tinta, s’è rivestita di una funzione ulteriore: quella appunto “civile”.
Sin dal titolo todoroviano, in effetti, Noi e loro rappresenta il collidere e il giustapporsi, più che il fondersi e lo screziarsi, di questi due registri. Definisce il libro, Buffoni nella Nota conclusiva, “la cronaca” di “due esclusioni”, di “due disappartenenze”. Da un lato quella della condizione omosessuale, che nella prima parte del libro si illude (illusione volontaria e consapevole, come sempre la Nota denuncia con lucidità) di trovare un paradiso d’innocenza nel Maghreb da sempre consegnato ai riti del turismo sessuale (secondo un repertorio anche letterario che Buffoni ovviamente ben conosce). Dall’altro lato quella degli immigrati clandestini (magari provenienti proprio da quel Sud del mondo in apparenza “felice”) che nella seconda, più compatta intensa e convincente parte del libro, fanno sulla propria pelle l’esperienza dell’“apertura” e dell’“inclusione” che ci illudiamo connotino la nostra cultura. La poesia-manifesto, Due trafiletti, accosta in una sola immagine dialettica il balzo catastrofico del “clandestino curdo”, che tenta di entrare in Italia gettandosi da un vagone ferroviario in rallentamento, e quello del giovane omosessuale perseguitato che trova rifugio “dal parapetto del cavalcavia” lasciando scritto su un biglietto: “Spero di risvegliarmi in un mondo più gentile”.
S’è detto che la seconda parte, che dà il titolo al libro, convince più della prima. Ma è inesatto. L’idea vincente della raccolta è invece proprio quella di giustapporre – ancora una volta senza troppo badare alla “gentilezza” dell’accostamento – questi due registri. E anche in questo caso si potrà notare come il lirismo dalla morbidezza a volte quasi stucchevole della prima parte (“il frastuono delle palpebre”) venga corretto da una singolare, quasi fenomenologica attenzione per i dettagli sensibili, i colori gli odori le sensazioni tattili (specie nella bella sezione “La medina di domani”); mentre i timbri politici della seconda parte, a tratti quasi ingenuamente crudo (l’invettiva contro il “vescovo armigero combattente”), trovino un equilibrio perfetto nell’episodio di tenero paternage nei confronti dell’esule Mehmet.
Alla fine si capisce, insomma, che Noi e loro è un titolo che va letto in due modi diversi, come in uno specchio rovesciato (“noi” omosessuali vs “loro” clericali perbenisti omofobi; ma anche “noi” occidentali ingenerosi paranoidi e ipocriti vs “loro” immigrati). Perché una consapevolezza raggiunta in corpore vili, qui, davvero come in un esperimento sociale, è che “noi” siamo sempre il “loro” di qualcun altro. Il che opportunamente smentisce ogni ipostasi identitaria e contrapposizione manichea; e pone le premesse di un mondo e di un tempo in cui, finalmente (si legge sempre nella Nota finale), “il ‘noi’ e il ‘loro’ dovrebbero sparire”.

Andrea Cortellessa

Questa pagina è stata stampata dal sito www.francobuffoni.com