La recensione di Carlo Carabba


È un salto il nodo del libro, spiega Franco Buffoni in una nota posta a chiudere Noi e loro (Donzelli), la sua nuova raccolta poetica. Due salti tragici, diversi, ma simmetrici, speculari, fino a rincorrersi, confondersi, farsi uno.
Il salto di un extracomunitario nordafricano, da un treno in corsa vicino a Ventimiglia, per immigrare clandestinamente in Francia. Il salto di un quindicenne di Milano, oggetto di scherno dei compagni perché effeminato, che si suicida da un cavalcavia.
E omosessuali e immigrati, cittadini del cosiddetto sud del mondo, divengono i soggetti di un unico destino, gli esclusi dalla logica della diversità.
Il libro si apre con le immagini sensuali dell’amore omoerotico in Nordafrica, immagini che ricordano Le mille e una notte, il Cantico dei Cantici e, nel tono e nel dispiegarsi ampio dei versi, la poesia elegiaca latina. Il libro si chiude, con una nuova simmetria perfetta e dolorosa, con le immagini terribili del traffico di organi in Sudamerica. E nell’alternarsi di momenti lieti e drammatici, di ragionamenti e confessioni autobiografiche in un crescendo intensissimo, Buffoni costruisce un pensiero, una riflessione in poesia sull’errore di ragionare in termini di appartenenza e contrapposizione, in termini, appunto, di “noi e loro”.
Carlo Carabba
“Roma c’è”, settimanale, 20 maggio 2008