Il giudizio di Fabio Pusterla


REPERTO 74 mi trascina, come alcune pagine di Agota Kristof, o come la storia della monaca di Monza, che in un certo senso potremmo considerare l’archetipo di questo genere di narrazione. Penso che REPERTO 74 sia letteratura di quella che tocca così profondamente l’orrore e la bellezza che si annodano nella storia di ciascuno di noi, che poi quando la incontri non hai più tanta voglia di considerarla “letteratura”. Se penso: questo libro lo farei leggere agli studenti? Istintivamente dico di sì; e un attimo dopo sono costretto a chiedermi: se uno dei loro genitori leggesse il libro che io ho consigliato, cosa accadrebbe? Ebbene, lasciamo da parte i genitori ipotetici: il fatto stesso che io mi ponga la domanda non è forse un segno della forza di questo libro? Non l’ho letto come un ragionamento sull’omosessualità, una sorta di Bildungsroman gay: ma come una riflessione sulla violenza e sulla repressione. Per questo devo aver pensato alla pagina manzoniana.